Lo sport come paradigma della vita

Ho sempre visto e vissuto lo sport come un paradigma della vita: che è guerra, è lotta, è sofferenza, disperazione, rabbia, gioia, a volte ingiustizia, soddisfazione e felicità.

Quando pratichi uno sport, soprattutto a livello agonistico, ogni partita è una battaglia: se vinci vivi, se perdi muori sempre un poco.

La grandezza dello sport sta però nel fatto che subito dopo rinasci. Ed ogni sconfitta non è mai definitiva, puoi trovare sempre la forza per un’altra battaglia, per un’altra occasione.

La capacità di competere, di vincere o perdere, di elaborare la sconfitta per poi tornare a confrontarsi è il fondamento anche della nostra vita. Ogni giorno.

Metodo, preparazione, studio, tenacia, ricerca dell’eccellenza, ripetizione, rivisitazione continua del proprio modulo o stile di gioco al fine di migliorarlo, ripensarlo, aggiornarlo, perfezionarlo. Così nello sport, ma così anche nella vita vissuta, nel lavoro.

Con un unico obiettivo: arrivare a “giocare la finale”, il maggior numero di finali possibili per avere più occasioni. Alcune si perdono e ci si sente morire, altre si vincono e ci si sente immortali.

Questo è il gioco, questa è la vita e bisogna accettarlo.

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8 Consigli per fare Impresa (rubati agli Chef)

I ristoranti sono organizzazioni complesse.
Racchiudono in se tutti processi e le attività che si possono immaginare in una Impresa. “Il ristorante come metafora” è un libro molto interessante che lessi quasi dieci anni fa (Emanuele. Fontana edito da Guerini e Associati) e che consiglio a chi vuole approfondire.
Lo tengo tra i miei libri “in evidenza”, di quelli da riprendere ogni tanto per leggere un passaggio o trovare un’ispirazione.
Oltre ad essere un appassionato di cucina per hobby, mi ha sempre colpito come l’organizzazione di un ristorante rispecchi quella necessaria in un’azienda. Negli ultimi anni sembra che se ne siano accorti anche altri perché organizzare corsi di cucina per i manager è diventato un modello di formazione molto consueto e proposto.
Osservando il lavoro dei Maestri di cucina dei ristoranti più importanti, si possono trarre grandi insegnamenti molto utili nella guida quotidiana di una impresa o di un gruppo.
Riporto i primi 8 punti forse più importanti, per brevità perché c’è ne sarebbero molti altri, che si possono identificare:

1. Mantieni la calma anche di fronte alle avversità e agli inconvenienti, concentrandoti sul compito che ti attende.

2. Costruisci la giusta squadra di collaboratori. Non farti prendere dalla sindrome di “un uomo solo al comando”, è il team il segreto delle vittorie e dell’eccellenza.
3. Lavora sulla tua capacità di leadership per guidare il gruppo mantenendo la visione dell’obiettivo.
4. Usa sempre le parole giuste. Impara a comunicare bene, in modo adeguato e rapidamente. Serve al morale e alla produttività della squadra.
5. Trova “l’ingrediente” segreto che ti differenzi dai concorrenti. Ricerca continua e innovazione.
6. Devi avere la capacità di saper cambiare velocemente. In un mondo sempre più connesso e competitivo è fondamentale possedere anche questa caratteristica.
7. Non farti distrarre dal caos e dal rumore che ti sta attorno. Mantieni la concentrazione sull’obiettivo. Punta sempre su ciò che ti sei prefisso, non farti distrarre da cose spesso inutili.
8. Impara a presentare al meglio il tuo prodotto. La presentazione, la forma e l’emozione sono tutto.

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Trovare interiormente la propria “linea di meta”

Il rischio che si corre oggi è quello di scegliere un parametro esterno per determinare il nostro reale valore.
Lo stipendio, i beni che possediamo, cosa pensano gli altri di noi, quanto è stato realizzato nei confronti di altri. Tutti indicatori che ci portano o ci porteranno inevitabilmente ad essere vittime della vita e non artefici del proprio destino.
Ma i soldi vanno e vengono, sono una fonte di autostima e soddisfazione non duratura. E’ risaputo.
Se pensiamo, che il rispetto sia dato da quanti soldi abbiamo, siamo sulla strada sbagliata. La gente rispetta i tuoi soldi non te. Per la controprova basta trovarsi in difficoltà. Si potrà misurare immediatamente il livello di rispetto personale.
Il segreto invece sta nel costruirsi la propria “linea di meta”. Lì sta il parametro che determina il vostro valore.
Mi piace fare riferimento al rugby, per fissare questo concetto, considero questa disciplina una scuola di vita anche per tante altre cose.
In una partita di rugby se spostassero continuamente la linea di meta, sarebbe impossibile vincere. Il gioco sarebbe confuso. Così è la vita.
Se non fissiamo interiormente un traguardo, una “linea di meta” che definisca cosa per noi è sufficiente, non si raggiungerà mai la sensazione di contentezza piena. Non avremo mai consapevolezza del nostro valore. E non saremo mai felici. Perché penseremo sempre che siano più importanti i fattori esterni e gli altri che devono definire quanto valiamo.
Mai dimenticare infine che chi è felice rende felici anche gli altri, che si sentono bene con te.
La felicità dà passione, fede e coraggio. Attira le persone.
Chi possiede la propria “linea di meta” trova la felicità e… non finirà mai in miseria.

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L’entusiasmo

Entusiasmo, dal greco “con Dio dentro di se”.
Significa il senso di essere allevati con il divino, di sentirsi “chiamati” inevitabilmente al di là della nostra finitezza umana, a fare o essere qualcosa che batte sempre le scarse risorse, la stanchezza, la durezza del momento, la bancarotta emotiva o finanziaria.
L’entusiasmo è contagioso. Forse non per tutti, ma per la maggioranza.
Gli entusiasti sono persone di azione certi di portare beneficio, di trovare una soluzione, di indicare una strada. Gli entusiasti sono mossi dalla passione. Creano ottimismo attorno a chi li circonda e voglia di battersi. Quasi sempre sono animati da un fervente desiderio di riuscire e sanno che questa passione può spingerli a coprire lunghe distanze.
Hanno la capacità di rinnovarsi e innovarsi. Rifuggono dalla routine.
Affrontare con entusiasmo la vita, il lavoro, le difficoltà presuppone coraggio e sicurezza di se. L’entusiasmo aiuta a trovare le opportunità, l’energia crea la maggior parte di queste.
Gli entusiasti evitano i freddi, i distaccati, i demoralizzatori, quelli che vedono solo i problemi e le difficoltà, i “mai contenti”, i cinici. Sanno che sottraggono loro energia e trasmettono solo negatività.
Per mantenere cariche le batterie cercano di frequentare ad altri individui pieni di entusiasmo, alimentando spirito e cuore insieme, oppure leggono biografie da cui trarre insegnamenti e ispirazione.

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Mai voltarsi indietro

Mai guardarci indietro.

Pensare sempre che c’è talmente tanto da fare e che ci aspetta, che non ha alcun senso soffermarci su quello che sarebbe potuto essere.

Non è la storia quella, non cambia nulla. Si deve guardare solo avanti una volta presa la decisone o una strada.

Non bisogna concentrarsi mai troppo sui propri errori, non più del necessario per capirli e trarre un utile insegnamento per il futuro che ci attende.

Arricchirci con queste informazioni ci sarà utile per applicare queste lezioni della vita ai problemi che dovremo affrontare giorno per giorno, da quel momento in poi.

In una successione, in una progressione dinamica di crescita che deve stimolare la nostra attenzione per evitare nuovi errori mentre si agisce e individuare – il più possibile – quelli che, inevitabilmente si pareranno davanti alla strada che si sta percorrendo.

Il passato non ci appartiene più, il futuro lo dobbiamo conquistare: il presente è ora, viviamolo.

Colui che si volge a guardare il suo passato, non merita di avere futuro avanti a sè (Oscar Wilde).

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Per raggiungere i risultati

Concentrarsi sull’obiettivo a lungo termine, che sia ancorato alla realtà, ma che sia ambizioso.

Non preoccuparsi troppo della prossima battaglia, ma avere sempre lo sguardo sul risultato finale che si vuole ottenere. Occorre quindi elevarsi, allargare la prospettiva e avere una visione d’insieme.

Mai dimenticare di vedere il mondo anche con gli occhi degli altri.

Andare sempre alla radice del problema. Alcuni conflitti si trascinano troppo a lungo perché nessuno è in grado di farlo. Fondamentale è scoprire il problema ed eliminarlo.

Raggiungere l’obiettivo non sempre passa per la via più breve.

La chiave di volta è pianificare in anticipo e allo stesso impedire ai concorrenti di comprendere subito il motivo delle tue azioni e dove hai intenzione di arrivare.

Non dimenticare mai: mantenere sempre un comportamento comunque etico, aperto, “viso allegro e cuor leggero” come si dice.

Accettare le sconfitte momentanee e non abbattersi né mollare mai.

“Nessun vincitore crede ala caso” (F. Nietzsche)

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Sperimentare, assumersi dei rischi

Mantenere continuamente un atteggiamento da sperimentatore, sviluppare una curiosità selettiva, provare cose nuove per forzare il naturale stato d’animo a mantenere le abitudini.
Non sottrarsi, a volte, alle scelte che per altri possono risultare rischiose o azzardate.
Questo atteggiamento permette di uscire dalla routine e ti fanno sentire vivo, vitale, pieno di opportunità.
Ci si arriva anche attraverso piccoli cambiamenti. In certi momenti forse sembrerà di fare cose un pò banali, forse sciocche, ma che non si sono mai provate perché frenati dall’educazione ricevuta o da una certa ritrosia interiore. Tutto invece aiuta a liberarsi da quella paura di sbagliare che ci inculcano fin dalla più tenera età.
Ricordate Richard Gere che in “Pretty women” si toglie le scarpe e le calze e comincia a girare scalzo sul prato ? Bene parlo anche di cose di questo tipo.
In un periodo di così radicale cambiamento nel lavoro, mantenersi sulla curva del cambiamento é un investimento che vi porterà frutti e vi potrebbe assicurare opportunità per il futuro. Hanno detto “siate curiosi, siate folli”. Questo è il concetto che bisogna assimilare. Bello da leggere e da scrivere, difficile da applicare tutti i giorni perché siamo degli abitudinari. Ma é qui che possiamo fare la differenza per noi stessi.
Imparare ad imparare cose diverse, prepararsi un “piano B” in qualche modo. Ma anche uno C e D. Come si dice ora con le Startup “una exit strategy”.
Esercitare il proprio diritto a decidere liberamente ciò che veramente si vuole, ciò che pare giusto od ingiusto. Senza lasciarsi condizionare da quello che fanno gli altri o dal comune pensiero.
Focalizzatevi su voi stessi, mai sugli altri. La gara è solo su di voi.
Credeteci. Un certo atteggiamento crea energia. Voi potete utilizzare questa energia. Parlo dell’energia per fare cose, leggere, organizzare, incontrare persone, trattare, scrivere ed altre mille attività quotidiane.
Aggiungo una cosa Importante. Quando si compiono sforzi fisici, nel lavoro o nello sport, non avete un potere “assoluto” e l’età gioca un suo ruolo, ma cercate di essere voi a decidere quando essere stanchi.

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