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Accettarsi. Anche quando si commettono errori.

La vera partita nella vita è sapere che noi non siamo i nostri pensieri.

Quando, ad esempio, arriva un fallimento nel lavoro o negli affari, spesso non accettiamo che le cose siano andate in questo modo. Pensiamo che ciò che è accaduto non è il nostro vero destino, che dovevamo certamente vincere.

Invece non dovremmo pensare a questo, ma accettare ciò che accade.

Accettare e accettarsi quando si sbaglia, senza rimproveri, meditando si, ma senza punirsi, è il primo passo verso la propria autoguarigione e verso la gioia di vivere.

E sia quel che sia. Accettare che le cose vadano come vanno aiuta a vivere più sereno. Non occorre accusarsi di tutte le cose che accadono perchè c’è una legge universale che guida il “tutto”, e mentre lo fa compie una grande opera.

Normalmente a ciascuno viene pagato quanto gli è stato promesso.

Il Destino fa la sua strada e non aggiunge e non toglie nulla di quanto ha promesso.
Alcune delle lezioni migliori si imparano dagli errori passati.

L’errore del passato è la saggezza e il successo del futuro.(D. Turner)
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Trovare interiormente la propria “linea di meta”

Il rischio che si corre oggi è quello di scegliere un parametro esterno per determinare il nostro reale valore.
Lo stipendio, i beni che possediamo, cosa pensano gli altri di noi, quanto è stato realizzato nei confronti di altri. Tutti indicatori che ci portano o ci porteranno inevitabilmente ad essere vittime della vita e non artefici del proprio destino.
Ma i soldi vanno e vengono, sono una fonte di autostima e soddisfazione non duratura. E’ risaputo.
Se pensiamo, che il rispetto sia dato da quanti soldi abbiamo, siamo sulla strada sbagliata. La gente rispetta i tuoi soldi non te. Per la controprova basta trovarsi in difficoltà. Si potrà misurare immediatamente il livello di rispetto personale.
Il segreto invece sta nel costruirsi la propria “linea di meta”. Lì sta il parametro che determina il vostro valore.
Mi piace fare riferimento al rugby, per fissare questo concetto, considero questa disciplina una scuola di vita anche per tante altre cose.
In una partita di rugby se spostassero continuamente la linea di meta, sarebbe impossibile vincere. Il gioco sarebbe confuso. Così è la vita.
Se non fissiamo interiormente un traguardo, una “linea di meta” che definisca cosa per noi è sufficiente, non si raggiungerà mai la sensazione di contentezza piena. Non avremo mai consapevolezza del nostro valore. E non saremo mai felici. Perché penseremo sempre che siano più importanti i fattori esterni e gli altri che devono definire quanto valiamo.
Mai dimenticare infine che chi è felice rende felici anche gli altri, che si sentono bene con te.
La felicità dà passione, fede e coraggio. Attira le persone.
Chi possiede la propria “linea di meta” trova la felicità e… non finirà mai in miseria.

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