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Abbi coraggio

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Coraggio.
Penso che la parola più importante di questi anni sia questa.
Coraggio per continuare a fare impresa, coraggio per rimettersi in gioco se non si ha più un lavoro, coraggio per realizzare le proprie idee, coraggio per credere in un futuro migliore nonostante tutto ciò che si vede, si legge o si ascolta.
I momenti di crisi sono momenti anche di grandi opportunità, in questo tempo tribolato occorre mettere da parte l’inerzia, la pigrizia, la rassegnazione e mostrare il coraggio per trovare la forza di realizzare i propri sogni, le proprie aspettative.
Il coraggio permette di saltare gli ostacoli.
Basta riflettere su chiunque abbia realizzato qualcosa di importante: alla base di tutto queste persone si sono misurate con il loro coraggio.
Ricordate che il coraggio è contagioso. Gli uomini non seguono gli uomini, seguono il loro coraggio.
Mai porsi dei limiti, a nessuna età, guardare alto, lontano, con una forte determinazione e praticità. Non si tratta di fare voli pindarici che rischiano di avvitarci senza portare conclusioni, ma di usare la nostra forza di volontà per superare qualsiasi problema. Impedendoci di trovare scuse e giustificazioni.
Questo significa avere il coraggio di assumersi le proprie responsabilità e rischi calcolati, per le proprie idee. Pensare in grande ed agire subito. Le decisioni portano al cambiamento.
Il coraggio si esercita quotidianamente, anche nelle piccole cose. Ci si può allenare al coraggio. In questo modo accresciamo la nostra autostima.
Che permette di abbandonare l’abitudine di guardare la vita nello specchietto retrovisore. Lo sguardo invece deve essere rivolto in avanti. Verso il futuro.
Come scriveva Goethe “… un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire e non c’era più nessuno…”.
E quindi: ad maiora !
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Mai voltarsi indietro

Mai guardarci indietro.

Pensare sempre che c’è talmente tanto da fare e che ci aspetta, che non ha alcun senso soffermarci su quello che sarebbe potuto essere.

Non è la storia quella, non cambia nulla. Si deve guardare solo avanti una volta presa la decisone o una strada.

Non bisogna concentrarsi mai troppo sui propri errori, non più del necessario per capirli e trarre un utile insegnamento per il futuro che ci attende.

Arricchirci con queste informazioni ci sarà utile per applicare queste lezioni della vita ai problemi che dovremo affrontare giorno per giorno, da quel momento in poi.

In una successione, in una progressione dinamica di crescita che deve stimolare la nostra attenzione per evitare nuovi errori mentre si agisce e individuare – il più possibile – quelli che, inevitabilmente si pareranno davanti alla strada che si sta percorrendo.

Il passato non ci appartiene più, il futuro lo dobbiamo conquistare: il presente è ora, viviamolo.

Colui che si volge a guardare il suo passato, non merita di avere futuro avanti a sè (Oscar Wilde).

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Sperimentare, assumersi dei rischi

Mantenere continuamente un atteggiamento da sperimentatore, sviluppare una curiosità selettiva, provare cose nuove per forzare il naturale stato d’animo a mantenere le abitudini.
Non sottrarsi, a volte, alle scelte che per altri possono risultare rischiose o azzardate.
Questo atteggiamento permette di uscire dalla routine e ti fanno sentire vivo, vitale, pieno di opportunità.
Ci si arriva anche attraverso piccoli cambiamenti. In certi momenti forse sembrerà di fare cose un pò banali, forse sciocche, ma che non si sono mai provate perché frenati dall’educazione ricevuta o da una certa ritrosia interiore. Tutto invece aiuta a liberarsi da quella paura di sbagliare che ci inculcano fin dalla più tenera età.
Ricordate Richard Gere che in “Pretty women” si toglie le scarpe e le calze e comincia a girare scalzo sul prato ? Bene parlo anche di cose di questo tipo.
In un periodo di così radicale cambiamento nel lavoro, mantenersi sulla curva del cambiamento é un investimento che vi porterà frutti e vi potrebbe assicurare opportunità per il futuro. Hanno detto “siate curiosi, siate folli”. Questo è il concetto che bisogna assimilare. Bello da leggere e da scrivere, difficile da applicare tutti i giorni perché siamo degli abitudinari. Ma é qui che possiamo fare la differenza per noi stessi.
Imparare ad imparare cose diverse, prepararsi un “piano B” in qualche modo. Ma anche uno C e D. Come si dice ora con le Startup “una exit strategy”.
Esercitare il proprio diritto a decidere liberamente ciò che veramente si vuole, ciò che pare giusto od ingiusto. Senza lasciarsi condizionare da quello che fanno gli altri o dal comune pensiero.
Focalizzatevi su voi stessi, mai sugli altri. La gara è solo su di voi.
Credeteci. Un certo atteggiamento crea energia. Voi potete utilizzare questa energia. Parlo dell’energia per fare cose, leggere, organizzare, incontrare persone, trattare, scrivere ed altre mille attività quotidiane.
Aggiungo una cosa Importante. Quando si compiono sforzi fisici, nel lavoro o nello sport, non avete un potere “assoluto” e l’età gioca un suo ruolo, ma cercate di essere voi a decidere quando essere stanchi.

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CHE COS’È LA INTERNET OF EVERYTHING? TRA SCIENZA E FILOSOFIA, È IL NOSTRO FUTURO. IL MONDO CONNESSO SARÀ PIÙ INTELLIGENTE

Gli oggetti ci parlano, immersi in un eterno divenire di informazioni, grazie a nuove tecnologie di connessione: l’attenzione si sposta dall’Rfid alla Internet of Things (intelligenza delle cose) che qualcuno inizia a chiamare Internet of Everything (intelligenza di ogni cosa).
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Internet of Everything significa che tutto il mondo diventa comunicante grazie alle nuove tecnologie (con o senza fili). Le automobili, gli edifici, le piante, le confezioni dei prodotti, gli altoparlanti dello stereo, gli occhiali (i Google Glasses sono solo i dispositivi indossabili intelligenti di una lunga serie). Insomma tutti gli oggetti animati o inanimati possono dialogare con noi. Come lo fanno? Grazie a sensori, carte Sim, tag Rfid ma anche (e sempre più) attraverso i nostri smartphone. L’aggiunta di una nuova componentistica intelligente consentirà agli oggetti di diventare veri e propri nodi di una comunicazione che viaggia attraverso il World Wide Web.
“Oggi, poco meno dell’1% di ciò che può essere connesso alla Rete lo è effettivamente – ha spiegato David Bevilacqua, vicepresident South Europe Cisco -. Per arrivare a questo ci sono voluti almeno vent’anni, attraverso diverse fasi che si sono susseguite con rapidità crescente. Dalla prima era della connettività siamo passati alla Networked Economy (Economia della Rete), e oggi viviamo in un contesto in cui attraverso la rete si vivono esperienze relazionali e immersive: con i social network, con la collaboration, la possibilità di accedere ovunque in mobilità e con ogni mezzo al nostro mondo digitale”.

Sono dati ma, siccome sono tanti, si dicono Big Data

Big dataNon è un caso che la prima a parlare di Internet of Everything invece che di IoT sia stata Cisco (già un paio di anni fa)Signore storico del networking, il provider conosce la vera natura della Rete e delle possibilità applicative di questa intelligenza che viaggia tra cavi e satelliti, tra sensori, lettori e smartphone, gestita attraverso un corollario di software che veicolano e usano in vario modo quel nuovo flusso di informazioni (che gli esperti chiamano Big Data).
Internet, infatti, non è una rete: è la Rete. Un sistema neurale di connessioni che favorisce il passaggio delle informazioni più disparate, dal tasso di umidità dell’aria all’arrivo di un pulman, dal quantitativo di Like al numero di transazioni di pagamento.
Cisco sta portando avanti una campagna di sensibilizzazione e di evangelizzazione sulla Internet of Everything, snocciolando dati  che spiegano i fatti: nel mondo sono 2,2 miliardi gli utenti connessi a Internet (in pratica un terzo della popolazione mondiale). Nel 2012 gli oggetti connessi erano dodici miliardi, nel 2015 saranno 15 miliardi, nel 2020 quaranta miliardi. L’evoluzione della Internet of Everything? Raggiungere il 99% di quel mondo ancora non collegato per capirlo meglio, trasformando la tecnologia in nuove opportunità di servizio.

Internet of Everything in un Italian Forum

Negli scorsi giorni l’Internet of Everything Italian Forum (road show itinerante del provider) si è tenuto a chiusura del Cisco Live, l’appuntamento più importante a livello europeo per la comunità di partner, clienti, sviluppatori Cisco. Settemila persone riunite a Milano per capire di che cosa si parla quando si tirano in ballo sensori, tag Rfid, connessioni e tutte le potenzialità dell’Internet of Everything. Cisco ha chiamato esperti e comunicatori capaci di trasformare il linguaggio dei tecnici (che parlano di Internet of Things e di Rfid) in un linguaggio per tutti. Perché una cosa è certa: l’Internet delle cose cambierà ogni cosa e, a mano a mano che nuove persone, processi, dati, cose potranno connettersi e interagire grazie alla Rete, potremo usufruire di nuove informazioni e servizi che prima non avremmo mai preso in considerazione.
Internet of Everything
L’interesse al tema è importante soprattutto perché la Internet of Everything (IoE) rappresenta la quarta rivoluzione industriale.
“È essenziale comprendere fin dall’inizio la portata della Internet of Everything per capire come sfruttare al meglio le opportunità aperte dall’evoluzione tecnologica che sta dando forma a questa nuova era, connettendo il nostro Paese con gli scenari globali – ha detto Agostino Santoni, Amministratore Delegato di Cisco Italia -. Se oggi le persone interagiscono con il web con strumenti quali il pc o lo smarthpone, attraverso i social network e altre reti, nel mondo dell’Internet of Everything le persone stesse potranno diventare nodi della rete, comunicando dati e informazioni, attraverso sensori e in altre forme. Il valore e la rilevanza delle nuove connessioni che nasceranno sarà determinato dall’attivazione di processi in grado di garantire che le informazioni corrette raggiungano il destinatario corretto, nel momento giusto e nel modo più appropriato: in sicurezza e proteggendo la privacy. I dati prodotti da ciò che sarà connesso alla rete non saranno più disponibili solo in forma grezza, perché la maggiore intelligenza e le maggiori funzionalità disponibili permetteranno di combinarli producendo informazioni cui macchine, computer, umani potranno attingere”.

Quanto vale il mercato della Internet of Everything

Valore Internet of everythingNello sforzo di comprendere meglio questa rivoluzione, Cisco ha condotto un’analisi sull’impatto economico potenziale dell’Internet of Everything per quantificarne il valore. Il risultato? 14.400 miliardi di dollari per il solo settore privato, a livello globale, nei prossimi dieci anni, come risultante del progressivo emergere dell’Internet of Everything e 4.600 miliardi di dollari per il settore pubblico.
I risultati vengono da una combinazione del nuovo valore economico netto creato come conseguenza dell’Internet of Everything e del valore che migrerà dalle aziende, dalle amministrazioni e dai settori che resteranno indietro a quelle che sfrutteranno le innovazioni in arrivo, sottraendo a questo i costi di implementazione delle stesse. Basandosi su tale analisi, l’Internet of Everything ha la potenzialità di aumentare i profitti aziendali globali di un 21% aggregato, nei prossimi 10 anni.
Adottando un approccio bottom up, l’analisi prende in considerazione casi di utilizzo per i quali i dati sono disponibili, in opposizione a un approccio top down basato per buona parte su previsioni ad ampio raggio in termini di miglioramento della produttività e del Pil. Alcuni dei casi di utilizzo, come l’adozione di tecnologie di collaboration e il maggiore utilizzo del telelavoro, riguardano tutti i settori economici; altri, sono specifici di un settore.

IoT come …Italian of Things? Speriamo di no

La Internet of Everything è una realtà che chiama in causa non solo gli smartphone o le smart city (considerando che nel 2050 il 65% della popolazione mondiale vivrà in una città, la gestione dei servizi non sarà banale). Ci vuole tanta nuova intelligenza, anche per il sistema Italia. Sul palco di Cisco, infatti, chiamati a parlare esponenti diversi da quelli del solitobusiness. Stefano Mancuso, Director – Linv Polo Scientifico Università di Firenze, ad esempio, che in qualità di scienziato e di botanico ha ricordato che in Italia ci sono 70 milioni di piante che potremmo utilizzare come sensori per rilevare tantissime informazioni come l’umidità, l’inquinamento o i terremoti, senza doverne introdurre di nuovi e artificiali (aggiungendo che le piante in più sono autoriparanti, il che dice tante cose…). Il mondo della ricerca sta lavorando per noi, ad esempio su dei microrobot che possono sostituire le medicine, intervenendo in modo specifico e mirato sulla causa fisica della malattia per rimuoverla senza contaminare o intaccare l’organismo. Internet of Everything significa anche che dobbiamo rispettare la natura e sviluppare un’intelligenza capace di identificare nuovi rapporti tra forma e funzione.Luciano Floridi, professore di Filosofia ed Etica delle Informazioni dell’Università di Oxford, ha accompagnato il pubblico nella comprensione più esistenziale della natura delle cose e del mondo che ci circonda, speculando come un tempo facevano i greci presocratici quando cercavano di dare un senso al mondo e al nostro essere nel tempo e nello spazio. Internet è interazione e noi siamo interattivi: invece di concentrarci sugli oggetti, dobbiamo focalizzarci sulle interazioni per capire la portata dell’innovazione e sviluppare il nostro futuro. L’Internet of everythings è il tempo delle cose immerse nel business ma anche quello di un Paese come l’Italia che, come ha ironizzato Riccardo Luna chiamato a chiudere la tech session, parla di futuro e di agenda digitale senza saper parlare inglese o che spiega l’Agenda Digitale con una pagina Web che per sei mesi è rimasta criptata dietro al cartello Sito in manutenzione. La Internet of Everything è un obiettivo importante per ogni singolo individuo che vuole contribuire a un nostro futuro più smart. Tutto questo al di là degli sviluppi del rapporto Caio, commissario di Governo per l’Agenda Digitale italiana che, speriamo, aiuti il Paese distinguendosi dai vari Tizio e Sempronio venuti prima di lui.

MICROSITE DI:  / 

 LAURA ZANOTTI   –  The BizLoft

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15 cose da fare per avere successo


Vuoi avere successo? Complicati la vita! Questo l’insegnamento di Dan Waldschmidt, americano, consulente per aziende di fama internazionale e blogger di Businessinsider.com.
Nel suo blog spiega come riuscire negli affari e nella vita. Ecco alcuni dei suoi consigli:
1. Fai la telefonata che hai paura di fare.
2. Alzati dal letto prima di quanto vorresti.
3. Dai agli altri più di quanto quanto ricevi.
4. Prenditi cura degli altri più di quanto gli altri lo facciano per te.
5. Lotta sempre. Anche quando sei ferito, deluso, sanguinante.
6. Investi in te stesso anche se nessun crede in te.
7. Cerca una tua opinione sulle cose e non accettare mai verità precostituite.
8. Conduci anche quando non c’è nessuno ancora a seguirti.
9. Prova, fallisci e prova ancora.
10. Corri veloce anche quando sei a corto di fiato.
11. Sii gentile con le persone che sono state crudeli con te.
12. Prenditi la responsabilità delle tue azioni quando le cose vanno male.
13. Segui sempre la tua strada senza aver paura di ciò che hai di fronte.
14. Non avere paura di sbagliare.
15. Fai le cose più difficili, quelle che nessun altro farebbe. Quelle che ti spaventano.
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5 migliori consigli degli startupper americani

Startupper AmericaniGli startupper americani condividono i loro segreti. A svelarli il sito americano Mashable.Leggiamo quali sono i loro 5 migliori consigli.1. Non avere paura di ciò che non sai
Ci sarà sempre qualcosa che non saprai e spesso sarai costretto a fare una scelta senza capirne pienamente le conseguenze. Impara a gestire queste situazioni, usando l’istinto. Senza avere paura».
(Aaron O’Hearn di Startup Institute)

2. Non tutto dipende da te

Il mio consiglio è di non darti troppa importanza. Insomma, non elogiarti troppo quando le cose vanno bene o colpevolizzarti quando vanno male. Ricorda: la fortuna gioca un ruolo importante nel successo di un progetto. Se riuscirai a distaccarti un po’ apparirai più umile e anche più sicuro di te».
(Ethan Austin di Give Forward)

3. Non parlare e basta, ma dimostra!

Molti startupper presentano la loro idea come rivoluzionaria senza poi riuscire a fornire prove sufficienti del perché lo sarebbe. Dovrebbero invece focalizzarsi sui risultati, anche minimi, che la loro startup è riuscita a conseguire. E raccontarli con autenticità».
(Shaun Johnson di Startup Institute)

4. Impara ad affrontare il rischio

Il migliore imprenditore non è chi cerca i rischi. Ma chi sa come limitarli».
(Rick Desai di Dashfire)

5. Trova il giusto equilibrio

La vita di uno startupper è caratterizzata dalla ricerca di tanti equilibri e raggiungerli o meno può fare la differenza: cerca consigli, ma tieni ben salde le tue convinzioni. Sii fiero di ciò che hai realizzato pur sapendo che non hai raggiunto la perfezione. Parla in modo diretto al tuo team, ma evita di essere troppo brusco. Non prenderti troppo sul serio, anche se pensi che la tua idea sia destinata a cambiare il mondo. Infine, non perdere mai di vista l’amore, gli amici e la famiglia. Checché se ne dica sono loro la cosa più importante».
(Jamyn Edis di Dash Lab)
Dall’America all’Italia. Anche i nostri startupper offrono i loro consigli. Puoi leggerli qui:
Da Millionaire

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Non solo Web: le startup del Sociale

L’altra faccia delle imprese innovative: i servizi alla comunità e alla persona 
È noto che ormai la parola “startup” è una buzzword, un tormentone che va bene per tutto, tanto da essere quasi svuotata di significato. In effetti,  fin dei conti – benché il termine sia spesso applicato a società che creano o distribuiscono prodotti via Internet – “startup” non vuol dire altro che “impresa”. Un’impresa che deve ancora consolidarsi, in fase di avviamento. Negli ultimi tempi, accanto a quello per le startup tecnologiche, si è acceso l’interesse anche per un altro tipo di imprese: quelle del Welfare. 
 

Ci sono fondi che si sono specializzati nell’investimento in startup a sfondo sociale. ” Le imprese a finalità sociale ed ambientale – ha dichiarato di recente Luciano Balbo, ideatore di Oltre Venture, fondo da dieci milioni di euro – sono in fortissimo sviluppo a livello internazionale: solo in Europa sono presenti circa 2 milioni di imprese sociali (il 10% di tutte le imprese) che offrono oltre 11 milioni di posti di lavoro. Uno sviluppo dell’economia sociale nel nostro Paese potrebbe rappresentare una risposta positiva, spontanea, e dal basso, all’attuale crisi economica, con ricadute positive, oltre che sul PIL, sulla stabilità e coesione sociale”. Ci sono incubatori, come il milanese Make a Cube, che agevolano la crescita di imprese attive nell’assistenza, nella sanità, nell’istruzione. Ci sono concorsi ad hoc. Due esempi: ” Fellowship for longer lives“, un premio del valore di 60mila euro per la migliore startup nel campo della longevità e dell’invecchiamento attivo, e ” Make a Change – Il più bel lavoro del mondo“, che mette in palio per il vincitore 40.000 euro, tra avviamento finanziario e 6 mesi di incubazione professionale e tutorship manageriale presso Make a Cube. Entrambe queste opportunità sono ancora accessibili, nell’edizione 2013-2014, a chi volesse candidarsi, anche se mancano ormai pochi giorni alla scadenza. 
 

Il termine ultimo per partecipare alla fellowship – nata per iniziativa di Impact Hub Milano, Axa Italia e Swiss Re Foundation – è il 4 gennaio; c’è un po’ po’ di tempo, fino al 31 gennaio, per l’altro concorso. Dalle scorse edizioni di Make a Change sono nate realtà interessanti e tutt’ora operative, come La locanda dei buoni e dei cattividella Fondazione Domus De Luna Onlus (un ristorante di qualità che forma e impiega giovani con storie di violenza familiare), Eye Assist (uno strumento a basso costo per far comunicare persone con grave disabilità motoria), edEggPlant (una società che utilizza lo smaltimento delle acque di vegetazione e l’inquinamento generato dalle plastiche tradizionali per la realizzazione di prodotti eco-compatibili). Altre iniziative interessanti, che coniugano l’attenzione all’innovazione con quella per i servizi alla persona sono ad esempio Agevolando, un’associazione che aiuta i giovani che escono dalle comunità per minori a integrarsi nella società, oppure Assixto, una rete di franchising, con sede principale a Udine e filiali in tutto il Friuli e in Veneto, che offre assistenza a domicilio per le famiglie.  
Lo slogan di Make a Cube, incubatore per imprese sociali
Ma in cosa si differenziano le imprese del sociale – oltre ovviamente che per le finalità – rispetto a una startup “normale”? 
 

” Dal punto di vista della performance – spiega a La Stampa Davide Agazzi, responsabile di Make a Cube – non cambia molto, valutiamo le stesse variabili. Le imprese con finalità sociale sono più legate però al design del prodotto, si deve capire prima di tutto se esiste un bisogno che può essere soddisfatto in maniera più efficiente di quanto avvenga al momento, e se l’impresa può essere sostenibile “. 
 

Un approccio un po’ diverso insomma, dal classico, “partiamo e vediamo quel che succede” tipico di molti imprenditori da garage. ” Inoltre – continua Agazzi – noi ci concentriamo molto sui processi e sulle dinamiche relazionali “. E poi, la differenza fondamentale, riguarda naturalmente la redistribuzione degli utili. Le cosiddette imprese sociali non possono, per legge, redistribuire gli utili fra i soci, cosa che frena, forse, velleità speculative, ma disincentiva anche l’ingresso di investitori, che vorrebbero ricavare comunque un ritorno – per quanto contenuto e minore di quello ottenibile in altri settori – dal loro sostegno all’azienda. ” Per questo – spiega Agazzi –assieme a Make a Change siamo in prima linea in una battaglia culturale per cambiare le normative, in modo da favorire la comparsa di un nuovo modello di impresa sociale che coniughi i lati positivi della gestione pubblica e di quella privata“. Nel frattempo alcune aziende, non necessariamente no-profit ma operanti comunque nel campo sociale, si stanno autoregolando decidendo, per statuto, di assegnare una quota minoritaria di profitti agli investitori 
 

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