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Successo e insuccesso

L’insuccesso è un avvenimento, non una persona, riuscire è frutto di un processo e non di qualcosa che si realizza magicamente.
Così come c’è un’enorme differenza tra il fallire in una determinata circostanza e fallire nella propria vita.
I vincitori sono quelle persone che si rialzano da terra una volta in più di quante siano cadute.
Per questo è importante allenarsi a dominare i sentimenti negativi come, ad esempio, la rabbia e nutrirsi di pensieri positivi, piacevoli, mantenendo il ricordo di esperienza felici.
Ci aiutano nel trasformare l’ira in reazione postiva ed energetica. In stress positivo che ci aiuta a costruire.
Non si è mai finiti anche quando si è sconfitti, ma lo si diventa se dentro di noi non crediamo più e ci si da per vinti.
La strada per il successo a volte richiede di allontanarsi dal percorso che pare tracciato, per percorrerne uno più lungo, a volte impervio, per ritrovare nuovamente quello originale.
Se tu puoi, credi, tutto è possibile a chi crede. (Sacre Scritture)

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Paura e determinazione

Oggi è sufficiente sfogliare le pagine dei giornali, ascoltare i notiziari delle radio o vedere i telegiornali, per essere sommersi da notizie che ci deprimono o ci fanno arrabbiare. Se si cade nella convinzione che il mondo sia principalmente questo, ci si convince di essere circondati da un mondo ostile, in totale decadenza senza più possibilità di miglioramento. Una società verso il declino insomma.
È vero che oggi ci sono evidenti difficoltà per tutti, soprattutto per i giovani, e che abbiamo attraversato un periodo di crisi intenso. Ma se ripercorriamo la storia, grande maestra di vita, potremo scoprire come è stato sempre così in tutti i periodi di transizione dove costumi, valori, mezzi di comunicazione, consumi, istituzioni sono stati messi in discussione per i rapidi mutamenti avvenuti.
E anche allora lo sconcerto, la paura, il pessimismo e l’allarmismo hanno preso, per un certo periodo, il sopravvento.
Questi sentimenti sono dettati, normalmente, dalla nostra inadeguatezza di giudizio dei problemi che ci stanno di fronte perché limitiamo il nostro orizzonte al breve periodo, incapaci di cogliere la complessità degli avvenimenti e quindi di darci risposte adeguate per costruirne uno nuovo.
È inevitabile in queste condizioni che si possa cadere nel pessimismo e nella paura.
Attraverso la lettura e l’approfondimento della storia, possiamo capire come le comunità in questi momenti, hanno sempre attinto l’energia necessaria per contrastare l’incedere che pareva inevitabile.
Naturalmente essa non si ripete esattamente nelle diverse ere, ma ci sono forti analogie tra epoche diverse. La storia diventa un laboratorio a cui attingere per illuminarsi. Non solo sul passato. La storia è una forma intellettuale per comprendere il mondo, come ha detto Johan Huizinga.
Parlando poi dello scenario italiano, mi ha sorpreso leggere dell’incredibile similarità della crisi dell’economia nel Seicento, che colpì le grandi città manifatturiere della Penisola, e quella incontrata oggi da molte industrie del nostro Paese. Dove la causa della scarsa capacità di competere é generata principalmente dalla scarsa propensione al l’innovazione dimostrata negli ultimi anni. Salvo le eccezioni che, infatti, producono utili a tutto spiano.
Questo per ribadire che lo studio della storia offre un prezioso strumento per l’uomo che vuole e può comprendere a fondo il presente.
Se qualcuno poi vedesse l’ottimismo come una distorsione forzata della realtà, e
a volte vengo ripreso nei meeting per questo mio atteggiamento “troppo” positivo, voglio ricordare loro l’ammonimento di un uomo politico e di alto rango che contribuì negli anni ’50 alla costruzione della Comunità Europea, Jean Monet, che diceva “quello che conta non è essere ottimisti o pessimisti, ma essere determinati”.
La sola cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa (F.D.Roosvelt)

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Lo sport come paradigma della vita

Ho sempre visto e vissuto lo sport come un paradigma della vita: che è guerra, è lotta, è sofferenza, disperazione, rabbia, gioia, a volte ingiustizia, soddisfazione e felicità.

Quando pratichi uno sport, soprattutto a livello agonistico, ogni partita è una battaglia: se vinci vivi, se perdi muori sempre un poco.

La grandezza dello sport sta però nel fatto che subito dopo rinasci. Ed ogni sconfitta non è mai definitiva, puoi trovare sempre la forza per un’altra battaglia, per un’altra occasione.

La capacità di competere, di vincere o perdere, di elaborare la sconfitta per poi tornare a confrontarsi è il fondamento anche della nostra vita. Ogni giorno.

Metodo, preparazione, studio, tenacia, ricerca dell’eccellenza, ripetizione, rivisitazione continua del proprio modulo o stile di gioco al fine di migliorarlo, ripensarlo, aggiornarlo, perfezionarlo. Così nello sport, ma così anche nella vita vissuta, nel lavoro.

Con un unico obiettivo: arrivare a “giocare la finale”, il maggior numero di finali possibili per avere più occasioni. Alcune si perdono e ci si sente morire, altre si vincono e ci si sente immortali.

Questo è il gioco, questa è la vita e bisogna accettarlo.

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Trovare interiormente la propria “linea di meta”

Il rischio che si corre oggi è quello di scegliere un parametro esterno per determinare il nostro reale valore.
Lo stipendio, i beni che possediamo, cosa pensano gli altri di noi, quanto è stato realizzato nei confronti di altri. Tutti indicatori che ci portano o ci porteranno inevitabilmente ad essere vittime della vita e non artefici del proprio destino.
Ma i soldi vanno e vengono, sono una fonte di autostima e soddisfazione non duratura. E’ risaputo.
Se pensiamo, che il rispetto sia dato da quanti soldi abbiamo, siamo sulla strada sbagliata. La gente rispetta i tuoi soldi non te. Per la controprova basta trovarsi in difficoltà. Si potrà misurare immediatamente il livello di rispetto personale.
Il segreto invece sta nel costruirsi la propria “linea di meta”. Lì sta il parametro che determina il vostro valore.
Mi piace fare riferimento al rugby, per fissare questo concetto, considero questa disciplina una scuola di vita anche per tante altre cose.
In una partita di rugby se spostassero continuamente la linea di meta, sarebbe impossibile vincere. Il gioco sarebbe confuso. Così è la vita.
Se non fissiamo interiormente un traguardo, una “linea di meta” che definisca cosa per noi è sufficiente, non si raggiungerà mai la sensazione di contentezza piena. Non avremo mai consapevolezza del nostro valore. E non saremo mai felici. Perché penseremo sempre che siano più importanti i fattori esterni e gli altri che devono definire quanto valiamo.
Mai dimenticare infine che chi è felice rende felici anche gli altri, che si sentono bene con te.
La felicità dà passione, fede e coraggio. Attira le persone.
Chi possiede la propria “linea di meta” trova la felicità e… non finirà mai in miseria.

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L’entusiasmo

Entusiasmo, dal greco “con Dio dentro di se”.
Significa il senso di essere allevati con il divino, di sentirsi “chiamati” inevitabilmente al di là della nostra finitezza umana, a fare o essere qualcosa che batte sempre le scarse risorse, la stanchezza, la durezza del momento, la bancarotta emotiva o finanziaria.
L’entusiasmo è contagioso. Forse non per tutti, ma per la maggioranza.
Gli entusiasti sono persone di azione certi di portare beneficio, di trovare una soluzione, di indicare una strada. Gli entusiasti sono mossi dalla passione. Creano ottimismo attorno a chi li circonda e voglia di battersi. Quasi sempre sono animati da un fervente desiderio di riuscire e sanno che questa passione può spingerli a coprire lunghe distanze.
Hanno la capacità di rinnovarsi e innovarsi. Rifuggono dalla routine.
Affrontare con entusiasmo la vita, il lavoro, le difficoltà presuppone coraggio e sicurezza di se. L’entusiasmo aiuta a trovare le opportunità, l’energia crea la maggior parte di queste.
Gli entusiasti evitano i freddi, i distaccati, i demoralizzatori, quelli che vedono solo i problemi e le difficoltà, i “mai contenti”, i cinici. Sanno che sottraggono loro energia e trasmettono solo negatività.
Per mantenere cariche le batterie cercano di frequentare ad altri individui pieni di entusiasmo, alimentando spirito e cuore insieme, oppure leggono biografie da cui trarre insegnamenti e ispirazione.

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Mai voltarsi indietro

Mai guardarci indietro.

Pensare sempre che c’è talmente tanto da fare e che ci aspetta, che non ha alcun senso soffermarci su quello che sarebbe potuto essere.

Non è la storia quella, non cambia nulla. Si deve guardare solo avanti una volta presa la decisone o una strada.

Non bisogna concentrarsi mai troppo sui propri errori, non più del necessario per capirli e trarre un utile insegnamento per il futuro che ci attende.

Arricchirci con queste informazioni ci sarà utile per applicare queste lezioni della vita ai problemi che dovremo affrontare giorno per giorno, da quel momento in poi.

In una successione, in una progressione dinamica di crescita che deve stimolare la nostra attenzione per evitare nuovi errori mentre si agisce e individuare – il più possibile – quelli che, inevitabilmente si pareranno davanti alla strada che si sta percorrendo.

Il passato non ci appartiene più, il futuro lo dobbiamo conquistare: il presente è ora, viviamolo.

Colui che si volge a guardare il suo passato, non merita di avere futuro avanti a sè (Oscar Wilde).

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Sperimentare, assumersi dei rischi

Mantenere continuamente un atteggiamento da sperimentatore, sviluppare una curiosità selettiva, provare cose nuove per forzare il naturale stato d’animo a mantenere le abitudini.
Non sottrarsi, a volte, alle scelte che per altri possono risultare rischiose o azzardate.
Questo atteggiamento permette di uscire dalla routine e ti fanno sentire vivo, vitale, pieno di opportunità.
Ci si arriva anche attraverso piccoli cambiamenti. In certi momenti forse sembrerà di fare cose un pò banali, forse sciocche, ma che non si sono mai provate perché frenati dall’educazione ricevuta o da una certa ritrosia interiore. Tutto invece aiuta a liberarsi da quella paura di sbagliare che ci inculcano fin dalla più tenera età.
Ricordate Richard Gere che in “Pretty women” si toglie le scarpe e le calze e comincia a girare scalzo sul prato ? Bene parlo anche di cose di questo tipo.
In un periodo di così radicale cambiamento nel lavoro, mantenersi sulla curva del cambiamento é un investimento che vi porterà frutti e vi potrebbe assicurare opportunità per il futuro. Hanno detto “siate curiosi, siate folli”. Questo è il concetto che bisogna assimilare. Bello da leggere e da scrivere, difficile da applicare tutti i giorni perché siamo degli abitudinari. Ma é qui che possiamo fare la differenza per noi stessi.
Imparare ad imparare cose diverse, prepararsi un “piano B” in qualche modo. Ma anche uno C e D. Come si dice ora con le Startup “una exit strategy”.
Esercitare il proprio diritto a decidere liberamente ciò che veramente si vuole, ciò che pare giusto od ingiusto. Senza lasciarsi condizionare da quello che fanno gli altri o dal comune pensiero.
Focalizzatevi su voi stessi, mai sugli altri. La gara è solo su di voi.
Credeteci. Un certo atteggiamento crea energia. Voi potete utilizzare questa energia. Parlo dell’energia per fare cose, leggere, organizzare, incontrare persone, trattare, scrivere ed altre mille attività quotidiane.
Aggiungo una cosa Importante. Quando si compiono sforzi fisici, nel lavoro o nello sport, non avete un potere “assoluto” e l’età gioca un suo ruolo, ma cercate di essere voi a decidere quando essere stanchi.

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